Colombia

È un Paese dell’America Latina funestato dalla guerriglia e dal narcotraffico. Dal punto di vista morfologico è una terra dai forti contrasti: comprende il deserto, la giungla della costa del Pacifico e formazioni montuose che arrivano fino a circa 5.000 metri di altezza. Il clima cambia a seconda dell’altitudine, per cui occorre essere attrezzati sia per il caldo sia per il freddo. In Colombia vi è una notevole integrazione razziale: circa il 75% della popolazione è di sangue misto, il resto è composto da bianchi, neri o indios. La scuola è obbligatoria per tutti i bambini fra 5 e 15 anni: l’istruzione di base è pubblica e gratuita, ma le strutture sono scarse, specie nelle periferie delle grandi città e nelle aree rurali.

L’abbandono minorile

I bambini in stato di abbandono spesso provengono da famiglie distrutte o inesistenti. In genere possono soffrire di conseguenze legate alla denutrizione, di parassiti intestinali e pidocchi. Lo sviluppo del linguaggio è inadeguato nel 50% dei bambini adottati dopo l’anno di età, a volte in modo lieve, con una soddisfacente risposta alla stimolazione e alla socializzazione. Se già grandicelli portano spesso i segni del maltrattamento subito, non solo della deprivazione affettiva. L’Istituto Colombiano del Bienestar Familiar (ICBF), diffuso in ogni regione del Paese, si incarica della preparazione dei minori e l’ufficio centrale presiede con rigore e competenza alle adozioni, centralizzate per l’assegnazione a Bogotà.

L’adozione

È possibile adottare sia tramite l’ICBF, l’organo statale di protezione del minore, sia tramite le case di adozione private, legalmente riconosciute dallo Stato.

L’ICBF pone delle regole per quanto riguarda l’età del bambino, che dipende da quella dei genitori.

Dopo aver mandato la solicitud (la richiesta) e i documenti, passano circa 4/6 mesi necessari per il controllo di tali documenti. I tempi di attesa variano secondo le fasce di età dei bambini.

Post-adozione

Le autorità colombiane richiedono per 2 anni relazioni post-adozione: la prima va redatta dopo 3 mesi dal rientro in Italia, le altre tre con cadenza semestrale. Le relazioni vanno redatte dall’ente, secondo un modello fornito dall'ICBF.

   
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